L’Interaction Designer e il rapporto uomo-macchina

Chi è l’Interaction Designer?

  • Un visionario ideatore di modalità interattive?
  • Un teorico dell’impossibile?
  • O un razionale pensatore?

Probabilmente tutte e tre le cose. l’Interaction Designer è una figura dalle caratteristiche e peculiarità ancora incerte, un progettista dell’interazione capace  di unire capacità creative a competenze tecnologiche.

La disciplina di cui si occupa è l’Interaction Design, che affronta il rapporto uomo-macchina.

Alla base di tutto c’è l’utente, analizzato e rivoltato come un calzino alla ricerca dei suoi bisogni ed esigenze.

La fasi di progettazione e gli strumenti utilizzati son diversi:

  • Si parte dalla creazione di un modello concettuale che rispetti a pieno le idee ed i concetti in relazione agli obiettivi, per arrivare alla fine alla progettazione fisica vera e propria.
  • La tecnologia diventa supporto e completamento di un percorso di apprendimento che fa dell’interazione il suo punto di forza.
  • Internet rappresenta uno dei campi di azione principali, ma non l’unico, le possibilità applicative infatti sono molteplici, si va dalla progettazione di interfacce grafiche, all’ideazione di oggetti o attività secondo i principi di usabilità (efficienza, efficacia, sicurezza, utilità e facilità).

Numerosi modelli di interazione sono stati proposti dagli studiosi, ampliando il campo d’azione:

Attentive envoronment (i computer interpretano i bisogni e le reazioni degli utenti restituendo un feedback immediato)

Pervasive computing (si basa sull’idea di un’interazione continua con la tecnologia e le macchine)

Tangible bits (si tratta della realtà aumentata, della capacità di unire aspetti fisici e virtuali)

Ubiuquitus computing (quando la tecnologia è inglobata nell’ambiente a tal punto da non renderci conto della sua presenza. Pensiamo ad esempio alla corrente elettrica, oramai siamo sempre più abituati alla sua presenza da non farci più caso)

Weareble computing (indica la tecnologia indossabile, scarpe giacche pantaloni, occhiali, provvisti di artefatti tecnologici di vario tipo, dalla musica alle guide turistiche).

Un Interaction Designer deve essere in grado di sezionare la realtà, carpirne i segreti e i bisogni, fare della tecnologia uno strumento a proprio servizio, deve poter smontare un oggetto per modificarne la destinazione d’uso secondo le proprie esigenze, con il solo scopo di migliorare l’interazione, vale a dire coinvolgere attivamente un utente, portarlo a recepire le informazioni attraverso il principio dell’ apprendere/facendo.

Esistono diverse strutture che si occupano di formare i futuri progettisti dell’interazione, la più conosciuta è la Domus Academy di Milano, ma non è l’unica, negli anni son stati organizzati corsi di approfondimento, Master universitari col preciso scopo di fornire le conoscenze necessarie per affrontare una sfida come questa.

Certo è che non tutto si può insegnare, modalità progettuali rigide e schematiche per quanto utili finiscono per frenare la forza creativa. Sta alla base di un buon Interaction Designer riuscire ad amalgamare il tutto, indispensabile una grande capacità di osservazione, di analisi dei contesti e della realtà in cui si opera.

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